domenica 27 dicembre 2020

SOCIOLOGIA

              ASPETTI DELLA SOCIETA' MODERNA

IL LAVORO




La razionalizzazione del lavoro: La vita di ogni individuo è organizzata in base ai vari vincoli prefissati dal tipo di lavoro che si svolge, come ad esempio li orari.

L'ambito delle attività lavorative svolge quindi un ruolo di primo piano.

Si può dire che negli ultimi due secoli il lavoro è stato al centro di un importante processo di razionalizzazione.

Coordinare gli sforzi: Razionalizzare il lavoro significa COORDINARE GLI SFORZI, infatti ogni prodotto che acquistiamo è il risultato dell'azione coordinata di molte persone che svolgono mansioni differenti ma connesse tra loro. 

La forma più elementare e rudimentale di coordinamento, per esempio, si ha quando due o più persone collaborano nello stesso modo alla medesima operazione.

All'estremo opposto troviamo il caso in cui gli individui non solo fanno cose diverse, ma le svolgono in maniera da cooperare tra loro e potenziare con ciascuna attività i risultati dell'altra( divisione del lavoro di tipo processuale)

Questo è il tipo di DIVISIONE DEL LAVORO che contraddistingue specificamente la società moderna.

DIVISIONE DEL LAVORO:

  1. coordinazione di attività simili
  2. coordinazione di attività diverse
  3. divisione processuale del lavoro  
La semplificazione: Razionalizzare il lavoro significa anche SEMPLIFICARLO.
Con l'introduzione della MANIFATTURA, il modo in cui erano tradizionalmente organizzati il lavoro e la produzione dei beni viene rivoluzionato.
Il LAVORO si inserisce quindi in una STRUTTURA ORGANIZZATIVA PIU' RIGIDA e viene scomposto in operazioni più facili ed elementari rispetto all'equivalente attività artigiana. 

La standardizzazione: Inoltre razionalizzare è sinonimo di STANDARDIZZARE E ORGANIZZARE. 
La semplificazione delle mansioni dell'operaio consente di riprodurle uguali innumerevoli volte e quindi: 
  • Di far svolgere il medesimo compito a un numero potenzialmente infinito di operai, ciascuno facilmente sostituibile da un altro. 
  • di coordinare in maniera ottimale le attività degli operai tra loro e con il funzionamento di macchinari sempre più complessi.





All'utilizzo di macchine sempre più efficienti e produttive si accompagnò un'organizzazione del lavoro operaio che portava alla scomparsa di qualunque margine di discrezionalità e libertà operativa del lavoratore.
Per Taylor nel settore industriale esistevano due tipi di lavoratori: gli operai generici e gli "uomini di valore", gli operai delle fabbriche di Taylor riuscirono a quadruplicare la loro produttività .
L'uomo di valore era colui che riusciva a integrarsi bene nelle circostanze entro cui il lavoro stesso si svolgeva.
I lavoratori manuali sono semplici e affidabili esecutori materiali dei compiti che vengono loro attribuiti.






IL RUOLO DELLA DONNA 


 L'ideale della donna casalinga: Nel corso del processo d'industrializzazione, si credeva che la donna dovesse rivestire un RUOLO MARGINALE NEI PROCESSI PRODUTTIVI.
Gli economisti classici elaborano la TEORIA DEL DOPPIO SALARIO secondo la quale gli uomini devono essere retribuiti anche per mantenere la famiglia, mentre le donne, potendo contare sull'appoggio economico del marito vanno retribuite solo in funzione solo in funzione della loro sopravvivenza personale.
Nel contempo, la donna lavoratrice diviene un soggetto anomalo, un problema sociale da risolvere, perchè da risolvere, perchè le due condizioni della femminilità (sinonimo di debolezza e maternità) e del lavoro industriale ( basato sulla fatica e sulla continuità) sono considerate inconciliabili.



Il Novecento: Nella prima metà del Novecento i ruoli lavorativi delle donne si ampliano in una triplice direzione, l'aumento della presenza delle donne nelle fabbriche è reso possibile dall'introduzione del lavoro a catena e dalla progressiva sostituzione della forza fisica con le macchine, cui si accompagnano però, come detto in precedenza, una dequalificazione delle mansioni e una conseguente riduzione delle retribuzioni.
La presenza femminile aumenta anche nei LAVORI IMPIEGATIZI, dove tuttavia alle donne sono precluse fin dal principio le principali possibilità di carriera perchè i ruoli dirigenziali sono quasi sempre occupati solo dagli uomini .
In riferimento alle nuove figure professionali tipicamente femminili (infermiere insegnanti ecc) si ribadisce l'idea che le done abbiano più AFFINITA' CON LE OCCUPAZIONI ASSISTENZIALI ED EDUCATIVE che con quelle strettamente produttive.




La lenta emancipazione femminile: Dopo la seconda guerra mondiale, aumenta il tasso di attività delle donne, ma la maternità continua a rappresentare un ostacolo notevole al lavoro extradomestico .
In generale si registra una flessione del tasso di attività lavorativa proporzionale al numero dei figli, poichè il loro accudimento e la loro educazione sono considerati un compito femminile e ciò ostacola o impedisce la ripresa della professione dopo il parto. La differenza fra salari maschili e femminili, nonostante il proliferare di leggi di tutela nazionali e internazionali e l'impiego di organismi internazionali a favore di una parificazione delle retribuzioni, non fa che riprodurre e potenziare le differenze sessuali sul mercato del lavoro.
                                                                                                                                                      

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